23
Jun 2017

100 Km del Caribe sulla pelle e nel cuore

Scrivere di un’esperienza così intensa come la 100 Km del Caribe credo vada fatto nelle immediate ore successive alla sua conclusione.

Quando ancora le bruciature del sole sono evidenti sulla pelle. Quando le immagini dei bambini nei villaggi sono nitidissime. Quando la forza della natura è presente nei flash improvvisi che ti richiamano al suono di una cascata, alla presa delle scarpe nel fango, alla freschezza delle acque di un guado o alla impenetrabilità di un tratto di mare di mangrovie. Quando senti ancora la mancanza di respiro di una salita che sembra non finire mai. Quando i profumi, i colori, le sensazioni sono furiosi e dolci al tempo stesso. Quando i volti dei nuovi e vecchi amici che hanno condiviso con te l’impresa, sono così chiari che ne senti la mancanza.

Nessuno che abbia vissuto con te questa esperienza è un avversario. Sono i tuoi compagni. Sono coloro i quali per una tappa o per tutte e cinque, erano li con te. Hanno sudato con te. Imprecato con te. Sorriso con te. Speso una lacrima con te. Riposato al termine della gara, guardano un mare blu, azzurro, verde e bianco di onde, sapendo che presto lo avrebbero lasciato per rientrare a casa già provandone nostalgia, sempre con te.

100 Km del Caribe. Tutto questo sei. Sei quello che non ti aspetti. Quello che ora conosci. Parte di un viaggio, il mio e quello di chi era con me, che sono certo ci ha lasciati diversi. Perché magari partecipando qualcuno era alla sua prima esperienza su queste distanze. Perché magari dopo anni di maratone alcuni han deciso di cimentarti in quello che viene definito ultra. Perché magari essendo dei nordic walker hanno si esperienza di cammino, ma per tutti i fulmini, mai in un posto come questo e per così tante ore al giorno. Perché per alcuni è l’ebbrezza di una classifica in un contesto internazionale. Perché a qualcuno avevano detto “non ce la farai mai” ed invece è arrivata/o in fondo, e come se ci è arrivata/o. Perché un viaggio in fondo è veramente tale se quello che rimane dietro le spalle sei Te, nel passato, e quello che trovi dopo sei sempre Te, ma nel futuro. Consapevole, forte, deciso, creatore di un destino che prima di tutto è il tuo. Passo dopo passo. Km dopo Km. Salita dopo salita, tappa dopo tappa. E quando una finisce, un’altra inizia. Inesorabile. E quello che ieri era, oggi non conta più. Un giorno nuovo inizia, lasciando dietro di se, risultati, successi e fallimenti.

Ed ancora, due cose, resteranno.

Il Domenicano che corre

Ha vinto un Domenicano che corre. La prima volta che ha partecipato lo “reclutarono” gli organizzatori e gli amici gli hanno organizzato una “divisa da corsa” perchè lui non ne aveva una. Un uomo che non poteva spendere soldi per una cosa tanto futile quanto partecipare ad un’ultramaratona. Le priorità della vita di una persona mite e che deve gestire la giornata, sono altre. Era d’altronde un domenicano che corre per piacere, per necessità, di sicuro non per vincere. E gli amici dicevano “vedrete quanto corre !”. Lui, non solo ha ripagato amici e organizzatori di averlo invitato a correre. Ma ha vinto o è arrivato secondo, in tutte le edizioni da quella in poi. E cosa fa un Campione vero al suo arrivo dopo ogni tappa ? Fa quello che un Domenicano che corre pensa sia il giusto modo di sdebitarsi. Torna indietro sul percorso e va ad aiutare i concorrenti più indietro. Tutti. Fino a quando anche l’ultimo non arriva. Il Domenicano che corre rimane a disposizione. Porta l’acqua a chi fatica. Incoraggia chi resta indietro. Raccoglie le bottiglie ai ristori.  Questo è essere un Campione e a Lui si ispirino quelli che vogliono essere considerati tali. Grazie Carlos Glberto Perez detto Cuba, il Domenicano che corre.

I bambini di Casa de Luz.

Sono stato all’orfanotrofio per il quale stiamo raccogliendo fondi e costruendo prospettive più solide ed autonome. Cos’è un orfanotrofio ? Un luogo dove si alleavano orfani, risposta semplice. Ma in questo caso per nulla esaustiva. Casa de Luz è un luogo dove amore e dolore si fondono in modo totale ed indissolubile. Si compenetrano e sono tutt’uno. L’amore donato gratuitamente da chi garantisce a questi 38 bimbi e ragazzi/e disabili giorni dignitosi, sereni, compatibili con il loro stato di salute. Dolore, perchè l’innocenza di un bambino gravemente malato è al disopra di ogni possibile comprensione umana. E l’amore degli uni convive con il dolore degli altri. Da quel dolore paradossalmente si trae forza. L’amore è gratuito, il dolore è inevitabile. Ho fatto una domanda stupida ai volontari che mi stavano per accompagnare alla prima delle due visite. Ho chiesto loro “hanno un destino possibile oltre quelle mura ?” La risposta mi ha ghiacciato il sangue nelle vene malgrado il sole dei Caraibi : “la speranza di vita per la gran parte di  loro va dai 20 ai 25 anni a condizione che superino l’adolescenza. Nessun si fa carico di questi casi fuori da quelle mura”. Dopo la visita ho capito che non c’è domani, non c’è diploma, non c’è lavoro, non c’è una famiglia propria e non ci saranno figli per loro. Esiste solo un giorno che si chiama Oggi. Un altro giorno, se sarà, si chiamerà ancora Oggi. E quello dopo, anche lui si chiamerà Oggi. Uno dopo l’altro fino a che l’amore di chi gli sta intorno e il fisico così malato daranno respiro. Per loro c’è il mattino e c’è la sera. Del domani non v’è certezza. Ed allora vale la pena ancora più, consentire per ogni singolo giorno il massimo di quello che è possibile. Perchè ogni oggi, ha un valore immenso.

Accettate il mio pudore di condividere solo le foto con Lidia e Ruth. Quelle per le quali il sorriso è il premio più grande. Il resto delle immagini le lascio solo ai vostri pensieri e possibilmente alle vostre azioni. Non posso condividere quello che supera l’accettazione e non è giusto che si invochi anche solo vagamente una forma di pena.

Le mie due amiche invece sono anche mie due nuove fans, mi hanno seguito ed accettato nel loro spazio. Accompagnato a vedere dove dormono. Dove mangiano. Ho assaggiato il loro pranzo, buono. Devo anche stare attento nel dedicare loro lo stesso livello di attenzioni, perchè ho notato qualche gelosia e non vorrei che pensassero che ho preferenze. Mie amiche eguali e speciali nel cuore.

Per dire grazie a tutti quelli che mi hanno supportato in questa avventura, nonchè ai singoli componenti il team degli organizzatori ed a quello dei miei fornitori di materiali tecnici e sponsor della charity, servirebbe più di qualche riga. Mi limito a poche.

A Mariluz un pensiero enorme con la promessa che abbiamo ancora molto da fare, ed al suo compagno Checco uno speciale grazie. Al loro team l’arrivederci a presto. Cesar e Nazarena, mi avete accolto nella vostra famiglia come e più di un amico e condotto all’orfanotrofio con sensibilità e dolcezza.

A Pino Dellasega abbiamo condiviso 8 giorni di vita gomito a gomito, passo a passo, ora ad ora. Una bella esperienza umana.

A Syprem, Fizan, The Wonderful Socks, Riseria di Vespolate, Corbaccio, Rovellotti la gratitudine per la fiducia accordata.

Ad ognuno di voi, il mio pensiero e la dedica di ognuno degli oltre 100 Km percorsi.

Ciao Repubblica Domenicana.

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Daniele Barbone

46 anni nato ad Alessandria, felice papà di Tiziano, vive tra Novara e Milano.

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