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Sep 2016

Correre a Murano, l’isola che non c’è

Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto fino al mattino. Non ti puoi sbagliare perché, quella è l’isola… che non c’è.

Non la trovate se cercate su una mappa. Se chiudi gli occhi, però, la strada la trovi da te. Per chi vuole darle un nome si chiama Murano.

Dove vivono persone i cui nomi sembrano usciti da un libro di storie del passato. O un libro di fantasia. E a pensarci…che pazzia. Bocca del fuoco. Abate Zanetti. Fabiano Amadi. Nason Moretti. Maestro Frare. E poi uno su tutti “Il Mega”.
Concentrata in questa poca terra in mezzo alla laguna trovarai il meglio della capacità creativa del vetro italiano. Sono maestri. Uomini e donne che sanno del vetro come e forse di più di chiunque altro al mondo. Sono i prosecutori dell’opera degli antichi artisti italiani del rinascimento, allora nella pittura e scultura. Ogni vetro, di fatti, prende una forma ed un colore tipico, come la firma dell’artista che lo ha realizzato.
E pensare che a Venezia non li volevano più, per paura del fuoco. E così nel 1200 si spostarono su questa isola così da non fare danno o dar noia ai signori.
Ma questa è l’isola che non c’è, un posto dove puoi far crescere i figli in una rete di rapporti straordinaria e sempre protetti dalla comunità. Se sei un giovane e ne combini una, vedrai che entro sera i tuoi genitori lo sapranno. Magari,per chi deve crescere, Murano diventerà un poco “stretta”. Perché è un’isola e come tale chi mira all’indipendenza non può vedere nel mare un limite. E la terra ferma è una meta che per molti di loro significa libertà.
Mentre per altri giovani questo è il posto dove andare ad imparare un mestiere antico e moderno insieme. E se vuoi imparare devi andare nell’istituto che prende il nome dell’abate Vincenzo Zanetti. Figura che ha dato dignità storica e culturale al vetro. Oggi qui non più solo corsi per appassionati ed artisti ma anche una scuola secondaria superiore. E per questo magari sei una giovane di Padova e ti alzi alle 5:30 del mattino per essere ogni giorno puntuale alle tue sei ore di lezione.
Chi insegna sono docenti per le materie base, ma anche quegli stessi maestri con quei nomi così unici.
E da loro prima che un mestiere, imparerai una passione. Quella che fa si che i loro occhi in una massa di informe di ossido di silicio vedano un cavalo, un bicchiere, una stella.
Ed è così che mi ritrovo una sera per presentare il mio libro che parla di sogni e di corsa. Io che sono uomo della pianura ed ho bisogno delle alpi per orientarmi. Su queste isole mi perdo in un amen. Mentre procedo nel mio racconto, nel pubblico scorgo uno sportivo che coi suoi 66 anni mi guarda come se stessi per dischiudere un segreto che lui tiene custodito nel cuore. Quell’uomo con la schiena curva forzata da mille allenamenti, ha vinto sette volte il titolo nazionale di canottaggio. E poi ancora regate storiche in serie. E oggi è anche un triatleta che su quelle spalle ha caricato 8 ironman. E si gira e bisbiglia al suo vicino “se mai avessi dovuto dire in un’ora quello che penso dello sport, lo avrei detto come lo ha detto lui”. Grazie uomo d’acciaio, mi hai messo al collo una medaglia che vale oro.
E quando finisco la conferenza, prende la parola una donna che irradia bellezza da cui scaturisce forza. Martina Semenzato. Se ti guarda negli occhi, ti incute rispetto. E’ lei che guida questo istituto. Parla con profondità dell’arte del vetro. Così come di gestione e di organizzazione. Ma è anche donna che ne sa e pratica sport, anche lei corre. La puoi trovare con le scarpe da running a macinare chilometri. E puoi essere sicuro che nei suoi pensieri ci saranno nuovi progetti e nuovi traguardi.

Murano, uno scrigno di persone.

Presentazione Murano 16092016murano2
E la sera che segue è quella della corsa nella “bocca del fuoco”.
Sono 5 km. Ma non troverai mai al mondo un percorso così intenso nemmeno se sommi centinaia di vicoli, di esperienze e di luci notturne.
Devi passare per le calli e le fondamenta guidato da candele sul percorso ed entrare nelle fornaci. Cinque. Una per km. E ognuna ha in se quei maestri che stanno lavorando ai forni. Di notte per noi. Siamo nelle loro case. Non può esistere nella realtà. Ma sull’isola che non c’è, succederà. E noi arriviamo di volata all’ingresso e poi andando al passo dentro l’area della produzione. E’ la corsa che frena, per sicurezza, ma anche per rispetto di questi luoghi della creatività. E così puoi gustare la vista e ritemprare il fiato, osservando. Entrando vieni colto dalle vampate dei forni e dal calore del vetro. Ammiri il maestro vetraio all’opera.

Ed io che in fondo sono un bambino cresciuto e diventato uomo, non posso che immortalare tutto con la mia piccola go pro. Un maestro realizza un cavallino. Mi ipnotizza e mi fermo per oltre un minuto non per un spugnaggio e zuccheri, ma per ristorare la vista e la mente.
E poi via di nuovo. Passando per le fornaci ormai da Muranese adottivo, mi riconoscono e salutano. Da me a loro un pensiero delicato per ciascuno.
Le luci della notte intanto sono di un nero intenso. E solo i lumi di candela sul ciglio dei vicoli ci fanno da guida per seguire il percorso fino all’arrivo.
E quando arrivi di fronte alla cattedrale in Campo san Donato, dove il traguardo ti attende, la medaglia più bella è quella che hai alle spalle. Il percorso, i maestri, le persone, le luci, il fuoco dalle fornaci, la cultura di gente che ha i piedi su un lembo di terra che unisce mare e cielo ed in mezzo le trasparenze del vetro.
Grazie Mega. Grazie Fabiano. Grazie Luca. Anche per aver corso un allenamento insieme sabato pomeriggio. Per una volta come cavalli purosangue in progressione; E te Mega che con tutti sei unico e modesto, ci hai tenuto il passo fino a far esplodere i cavalli che hai nella gambe e dimostrare come si può essere un grande atleta, in un piccolo corpo, spinto da un grande cuore. Grazie amici miei.

Grazie “Fioi” !

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Daniele Barbone

44 anni nato ad Alessandria, felice papà di Tiziano, vive tra Novara e Milano.

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