16
Mar 2020

Cosa rischiano i “furbetti della corsa” ?

Un’interessante intervista del dott. Valerio de Gioia, Giudice presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma, andata in onda su Rete 4 e che cerca di spiegare le conseguenze penali per eventuali “furbetti della corsa”. Alcune sono molto serie. Indica anche la necessità che si intervenga per meglio definire alcune incertezze dei provvedimenti normativi. Ad ogni modo il richiamo condivisibile è alla responsabilità. Buona lettura.

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Basta indossare un paio di scarpe ed una tuta per uscire?

Io ho visto in queste scene non solo degli atti da irresponsabili, perché queste sono regole di buon senso in una fase così acuta del contagio, ma voglio aggiungere che è anche un atto criminale.

Perché se sono state dettate ed indicate una serie di restrizioni, quindi la possibilità di uscire per esigenze di salute e di lavoro e poi ci si approfitta nell’ambito di una norma che è stata ampliata ed interpretata, quella di necessità ed urgenza, come la possibilità di svolgere attività sportiva quando si vuole, ovunque si voglia, con il paradosso che basta un paio di scarpe da ginnastica ed una corsa veloce per poter avere una sorta di lasciapassare e girare impunemente per la città, questi sono atti criminali.

Sono trasgressioni a previsioni e provvedimenti dell’autorità che trovano sanzione penale ed in caso di contagio se uno dice “non l’ho fatto apposta” ebbene si deve sapere che l’epidemia colposa, il contagio colposo, integra una fattispecie di reato che è sanzionata in maniera pesante e importante.

Allora io voglio fare un appello. Noi abbiamo dei numeri che sono da bollettino di guerra, (…..) è una guerra con un nemico che è pericolosissimo perché è un nemico invisibile ed è un nemico con il quale non si può trattare. Allora l’invito qual è, anche a livello di esecutivo, dare un’indicazione netta e chiara al quesito: “nella situazione di necessità o di salute, rientra la corsettina e l’attività fisica?”.

Perché per carità, ha tutta la sua importanza l’attività fisica, soprattutto se un soggetto ha patologie che impongono un’attività di allenamento. La risposta dovrebbe essere un po’ più chiara, un po’ più netta per far capire che il contagio si trasmette per effetto di contatti. Non è sufficiente la mera indicazione del rispettare un metro di distanza e non creare assembramenti, perché poi le foto (….) dimostrano come poi probabilmente alcuni cittadini non riescono ad avere un principio di auto responsabilità a tutela della salute loro, degli altri, dei nostro famigliari, e soprattutto come forma di rispetto per i medici che lavorano 24 ore al giorno per rimediare alle falle ed ai contagi che ne derivano.

Dottor de Gioia nonostante i divieti i “furbetti” cercano di uscire comunque

Va chiarito un aspetto perché girano voci di ciarlatani che ritengono che la violazione di queste prescrizioni integri un semplice illecito amministrativo, quasi che poi si possa risolvere con il pagamento di una multa. In realtà non è così, la trasgressione integra un reato, quello del 650 del codice penale, che prevede una pena fino a tre mesi di arresto in alternativa ai 206 Euro di ammenda. A questo va aggiunto (….) un’altra ipotesi di reato frequente in questo periodo, che è quello della falsità delle attestazioni. Tutti noi giriamo con moduli autocertificazioni. Ecco bisogna sapere che anche se viene fatta da noi, essendo una certificazione è destinata ad avere una fede, un valore importante, quindi dove si rendano dichiarazioni mendaci si integra un’altra ipotesi di reato che porta una pena fino a due anni.

Intervista integrale su TGCOM24

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I reati relativi al tema di cui trattiamo sono i seguenti

Art. 650 codice penale : Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità

Art. 438 codice penale : Epidemia

Art. 452 codice penale : Delitti Colposi contro la salute pubblica

Art. 483 codice penale : Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico

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Mia nota.

Come sapete ho fatto la scelta di interrompere gli allenamenti fuori casa. Una scelta non facile. Ma credo che oggi più che mai la parola sacrificio sia la più adatta per noi sportivi. Il sacrificio non è qualcosa di negativo, non è dolore, crudeltà, sofferenza. Quando si porta un mazzo di fiori alla fidanzata, alla moglie o alla mamma, è un delicato sacrificio di fiori freschi. Quando si offre un giro di birra al pub, quello è un sacrificio in onore dei presenti. Ecco, io brindo alla vita, stando a casa. E vi suggerisco anche qualche routine di allenamento domestico, se volete.

Se volete approfondire potete leggere anche il mio recente articolo sulla distanza di sicurezza “droplet” per runner e camminatori.

#IoRestoACasa

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Daniele Barbone

48 anni nato ad Alessandria, felice papà di Tiziano, vive tra Novara e Milano.

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