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Mar 2020

Decalogo semiserio per Runner in tempo di Coronavirus

Se siete runner, di qualsiasi livello dal camminatore al super agonista, questo decalogo è per voi.

Premetto che non è da prendere troppo sul serio, ma le cose dette sorridendo talvolta contengono una buona fetta di realtà. O forse no, decidete voi.

1. Ignorate i miei consigli medici, non sarei molto attendibile, ma nemmeno molti politici lo sono eppure parlano di questioni mediche come se avessero un master ad Harvard. Ciò a cui vi richiamo però è quello che ho sempre sentito fin da piccolo: “non correre perché sudi”. Un consiglio che non ho mai ascoltato, quindi credo non lo farete neanche voi.

2. Siate confusi. Non cercate la razionalità in quello che sentite intorno a voi. Adempiere a quanto previsto dai vari decreti in materia di Coronavirus sta diventando per tutti noi runner complicato. Tra gare cancellate, prescrizioni impossibili da interpretare, comuni e regioni che imperversano, virologi professionisti e virologi “fai da te” che ne dicono di ogni genere, la confusione aumenta e non sappiamo dove e come andare a correre. In coda vi dirò come ovviare a tutto questo. Tornando alla confusione, potrebbe essere l’arma per combattere il virus. Lui è razionale, cerca un ospite nel quale riprodursi e continuare la sua vita/non vita. Ecco, confondetelo anche voi. Fate cose che lui non si attende. Correre a lui non piace, di fatti chi si ammala si ferma. Confondetelo correndo, ad esempio.

3. Sentitevi in colpa. Fino a poche settimane fa potevate dire che correre, così come camminare o fare sport, rendeva più forte il nostro sistema immunitario e ora invece il vostro collega di Codogno, il famoso paziente 1, non solo ha avviato una catena di contagi, ma pure lui non se la passa troppo bene. In proposito l’augurio è che si riprenda prestissimo e che lo si veda al via alle prossime gare. Ovviamente da sano questa volta. Si scherza Mattia, dai. Un abbraccio a lui e alla sua famiglia.

4. Se abitate in zona rossa è il momento di darvi al running. Poche auto, poco smog, percorso tracciato alla grande con addirittura la presenza di polizia che impedisce accessi dall’esterno. In questo momento, secondo me, è il luogo migliore dove darsi al podismo. D’altronde non credo abbiate molto altro da fare, a parte piacevoli attività domestiche. Per quelle però serve una quantità di energia che in confronto la corsa è sport blando. Quindi, vai con la maratona di Codogno. Tutti una volta nella vita dovrebbero andare a Codogno. Noi che abitiamo fuori ci verremo al termine di questa vicenda; voi che ci siete, godetevi la bassa lodigiana a piedi che è terra bellissima.

5. Raccontate a chiunque che questo mese avevate in programma una maratona. Nessuno può dire il contrario. Tanto fino al 3 aprile son tutte cancellate. Qualsiasi runner deve assolutamente sostenere questa tesi. Abbiamo bisogno di aumentare le statistiche. In Italia poco più di trentamila persone completano una maratona all’anno. Siamo molto indietro. Sono milioni gli italiani che corrono e camminano, quindi dichiarate e postate sulle sociali testimonianze virtuali che eravate pronti a partecipare alla Maratona di Roma o di Milano o di Calimera – giuro che esiste – o quella di Rimini o di Treviso o di Messina. Scusate se ne ho dimenticate. Ad ogni modo io punterei tutto su quella di Calimera. Vogliamo vedere i numeri esplodere. Questo mese decine di migliaia di maratoneti erano pronti al VIA, ma hanno dovuto annullare causa Coronavirus. Frustrazione alle stelle.

6. Date la colpa ai calciatori. Non saprei perché, ma noi runner spesso ce la prendiamo con il calcio, fatto salvo poi essere tutti tifosi di questa o di quella squadra. Comunque, un motivo fondato esiste. Insomma è mai possibile che ci sia tutta questa attenzione al calcio a porte chiuse e di noi, che corriamo sempre senza pubblico, nessuno parla? A noi non viene fatta nemmeno la diretta su Sky. Quindi è colpa del calcio, a prescindere.

7. Più 8 e 9. Qui faccio un triplete di consigli per consentirvi di correre comunque. Se non ci sono gare in giro, nessuno vi obbliga a stare a casa. Potete fare le stesse distanze – da dieci km ad una maratona – correndo anche per i fatti vostri. Anzi, magari è l’occasione per apprezzare ancora di più il posto in cui vivete. Sono spesso solo scuse quelle di non poter correre intorno a casa o nelle campagne intorno alla vostra città o nel parco cittadino. Questa è anche una bella opportunità per imparare a correre senza classifica o timer. Quel maledetto timer che per il 95% dei runner non avrebbe alcun senso, verificato che dopo i primi dieci posti il resto è contorno per la classifica. Eppure ci siamo ammalati di misure. Per i maschietti, ancora di più, ma questo è un problema psicologico di altra natura. Viviamo la corsa per quello che è: un gesto naturale che ci ricongiunge con noi stessi e con l’ambiente intorno a noi. Ricordiamo anche che nessun decreto ci impedisce di correre con gli amici o con altre persone. Si può tenere un metro di distanza e magari ridurre la sindrome del lama che sputa in giro – è anche una cosa educata, oltre che igienica. Quindi organizziamo qualche bella uscita, anche lunga, con amici ed amiche e divertiamoci.

10. Siamo fragili e fortissimi. Questo virus ci ricorda che nessuno è più forte della natura stessa della quale facciamo parte. Un comune virus influenzale, passato da una specie all’altra, sta creando una situazione sanitaria complicata. Un “nemico” minuscolo. E noi che ci pensiamo tanto forti, ora dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza. Ma siamo anche fortissimi. Perché siamo senzienti e resilienti. Abbiamo la conoscenza scientifica che ci spinge oltre le barriere di quello che oggi sappiamo fare e ci porterà a trovare la soluzione medica definitiva. E siamo resilienti, perché oltre il 90% di chi contrae il virus, ne esce senza problemi. La vita è più forte della non vita. La resilienza della specie ha come riflesso la resilienza di ognuno di noi. Runner, specie che da quando esiste l’uomo è stata l’essenza stessa della nostra vita sulla Terra. Sempre in cerca di un orizzonte e sempre protesi ad andare oltre.

PS Chi si fosse sentito offeso dalle mie iperboli non me ne voglia. Parafrasando un saggio allenatore tedesco consentitemi solo di dire “Indosso scarpe da running e completini di colori ridicoli. Sono preoccupato quanto voi, o forse meno, non lo so, non so quanto lo siate voi. Ma la mia opinione ad ogni modo…non è importante”.

 

Immagine di copertina: Runner’s World
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Daniele Barbone

48 anni nato ad Alessandria, felice papà di Tiziano, vive tra Novara e Milano.

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