18
Mar 2020

E come potevamo noi… correre

In questi giorni mi echeggiava in testa questo verso “E come potevamo noi cantare” di una poesia di Salvatore Quasimodo.

Mi ricordo che a scuola questa poesia mi toccò. Frequentavo l’Istituto Tecnico ed appassionarsi all’Italiano dipendeva dal professore particolarmente carismatico o da autori che facevano vibrare qualcosa dentro.

Le fronde dei salici 

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
tra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo.
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Il dramma di una guerra che ha devastato l’Italia e tutto il continente Europeo, il male assoluto del nazifascismo. Lacerazioni che il poeta usava per spiegare lo stato d’animo di quel periodo. La ragione intima e forte del perché era stato necessario “appendere la cetra”, sospendere l’arte di comporre versi.

Mai mi permetterei di paragonare i fatti vissuti da quegli uomini a quello che stiamo vivendo noi oggi. Ma la sensazione nell’animo, quella non la puoi razionalizzare.

Quella la senti così come è. E per molti di noi, e per me, è in qualche modo simile.

Abbiamo vissuto un’esistenza in piena libertà. Tra alti e bassi, ma sempre nella condizione di capire da dove arrivavano rischi e pericoli.

Oggi il pericolo è invisibile. Subdolo. Letale con chi già soffre.

Porta via le sue vittime nella solitudine. Senza nemmeno lo sguardo di conforto dei cari. Senza un saluto.

Appendere quindi le scarpe ad un salice per voto, per rispetto, per sicurezza, per sé e per gli altri.

Lasciamo che siano lì ad oscillare al vento.

Per giorni o settimane, per il tempo che servirà.

E quando tutto questo sarà alle spalle il suono delle nostre cetre verrà dal calpestio delle strade, delle piste, delle salite e delle discese.

Saranno la celebrazione della vita che riparte. La vita che, da quando esiste l’uomo, è sempre stata in movimento, su due gambe, eretti e di corsa. Verso il futuro e senza più il piede straniero sopra al cuore.

 

Sulla possibilità di correre in questo periodo puoi leggere anche:

Cosa rischiano i “furbetti della corsa”?

Dopo il DPCM 11 marzo 2020 si può ancora andare a correre?

 

cocktail dresses
Daniele Barbone

48 anni nato ad Alessandria, felice papà di Tiziano, vive tra Novara e Milano.

Leggi la bio

Instagram

Instagram has returned invalid data.

Follow Me!