29
Nov 2016

La corsa in rosa, donne riparliamone

Nel riordinare i pensieri sul nuovo libro ho ritrovato alcuni appunti del precedente. Erano quelli che riguardavano l’universo della corsa e cammino al femminile. Le similitudini e le differenze con quelle maschili. L’utilità nella vita quotidiana. Cosa possiamo anche noi maschietti fare, per rendere più praticabile alle nostre compagne ed amiche, il praticare in sicurezza un attività sportiva.

Li ho qui ripresi e approfondititi solo per il blog con alcuni spunti che toccano il tema della vita quotidiana.

 

Alle amiche incuriosite dalla corsa ma non abbastanza da trovare quello stimolo interiore per cimentarsi in questo sport, continuo a ripetere come, soprattutto per la donna, correre sia un vero toccasana.

Le donne vi trovano quella valvola di sfogo a una vita che le vede sempre in prima linea – come e più degli uomini – e con molteplici compiti: mamme, mogli, compagne, figlie, lavoratrici… Nessuno vi chiede di vincere le olimpiadi. Lo fate già nella vita di tutti i giorni. Quello che invece potete fare è cogliere la parte positiva di questa opportunità.

Correre o camminare diviene quindi un mezzo – come e più che per gli uomini – per mantenere un giusto equilibrio nella mente come nel corpo. Correre tonifica, previene inestetismi, mantiene giovani. Correre, come confermano i medici, regolarizza la sintesi ormonale, diminuendo la produzione di estrogeni e contribuendo a regolarizzare il ciclo. Correre rafforza l’apparato scheletrico prevenendo una patologia, l’osteoporosi, che interessa maggiormente il gentil sesso. E, cosa generalmente cara alle donne e nota a tutti i runner, correre aiuta a dimagrire e mantenere il peso forma: il dispendio calorico è fino a tre volte più alto, a parità di tempo, rispetto ad altri sport.

Nell’approccio  alla corsa, gli aspetti motivazionali di uomini e donne sono, soprattutto all’inizio, molto diversi.

Analisi scientifiche indicano che l’uomo inizia a correre per la voglia di mettersi in gioco, per la ricerca di sfide, il volere superare i propri limiti. Gli uomini adorano le sfide domenicali “tra amici”, vogliono misurarsi con sé stessi… e pure col compagno di corsa. È per questo che, più delle donne, divengono fedeli frequentatori dei gruppi podistici. Il gentil sesso, si approccia al mondo della corsa con maggiore prudenza, alla ricerca di un modo per rilassarsi, per stare bene… e, perché no, per tenere sotto controllo o perdere del peso. Quasi mai, una runner, inizia per sfida o per fare tempi o distanze particolari. Le donne, spesso, provano tra diversi sport quello che meglio si addice al loro fisico e al loro umore, e si pongono molte domande su quale sia l’attività migliore per dimagrire, per non far ingrossare i polpacci, per rassodare glutei o scolpire i fianchi. Alcune confidano che l’assidua pratica di movimento delle gambe permetta di affusolare i muscoli (ed è così).

In una cosa, però, le donne sono ancora penalizzate: nell’ambito della sicurezza.

Molte donne di fatti scelgono percorsi illuminati o molto battuti o comunque non vogliono correre da sole. Spesso le donne cercano un compagno/a di corsa e, se non è disponibile, non escono. Altre scelgono di correre con il cellulare a portata di mano e il numero di emergenza già impostato. Per tutti, uomini e donne, vale la raccomandazione di usare capi catarifrangenti o giubbino riflettente per rendersi visibili alle autovetture passanti. I fatti di cronaca indicano, però, che gli eventi peggiori per le donne runner sono stati capitati non tanto di notte, quanto piuttosto in orari diurni o preserali ed in posti isolati. Chi prende di mira le podiste cerca un luogo dove poter agire indisturbato, dove crede di poter tendere un agguato, far loro del male e fuggire velocemente. Quindi il tema del dove correre è preminente rispetto al quando.

I numeri, fortunatamente, indicano molti pochi casi di violenza, meno che in ufficio sul lavoro, durante il running/jogging, ma persiste una sensazione di insicurezza. La corsa non aumenta i rischi di eventi violenti rispetto a qualsiasi altro contesto, il vero problema è quanto le donne siano sicure – o meglio, poco sicure – nella nostra società. E noi maschietti potremmo fare molto per aiutarle a sentirsi più sicure.

Una piccola cosa ad esempio : salutarle quando le incontriamo sul percorso. Un saluto sincero, non altrimenti motivato. Che faccia loro intendere che c’è sempre qualcuno pronto ad aiutarle. Oppure ancora uscire con loro qualche volta in più per correre o camminare. Sarà un grande supporto che verrà ricambiato da una gratitudine autentica.

Ogni impresa, umana, professionale o sportiva, è una corsa di resistenza.

La pratica della corsa ci aiuta inesorabilmente a sconfiggere la fatica. O meglio a conviverci, perché la corsa in se è l’ esercizio di convincere il nostro corpo a continuare in un gesto che invece tenderebbe spontaneamente ad esaurirsi. Ecco dunque una regola fondamentale che si impara nella corsa e che serve ogni giorno. Non demordere, continuare anche quando si sente la fatica. Il lavoro ci impone di confrontarci con una forma di fatica che è sempre meno fisica e sempre più psicologica. Sta a noi usare la “resilienza” di cui disponiamo per contrastare l’atteggiamento arrendevole a cui saremmo naturalmente portati.

Comunque vada, il gesto più eroico è dato dalla decisione di partire.

Le grandi idee da sole non bastano. Ad ognuno di noi succede di averne. Ma quello che fa la vera differenza è fare il primo decisivo passo verso il nostro sogno, il nostro progetto. Il momento più difficile è quello nel quale accetti di allacciare le scarpe ed esci di casa. Il resto ne è una conseguenza. Ed allora che si tratti di cercare un lavoro, di ottenere una promozione, di conquistare un fidanzato più che desiderato, il primo passo è quello che ci mette nella condizione di andare oltre l’idea e di fare i passi conseguenti. Saranno tanti i fattori che da li in poi determineranno l’esito finale. Ma nessuno di questi sarà impegnativo quanto lo start.

Puoi allenarti all’inverosimile, usufruire dei migliori allenatori e strumenti ma non puoi controllare tutto. È l’ineluttabilità del caso.

Ho vissuto personalmente un dramma come l’attentato nella tragica Maratona di Boston del 2013. Ero li fermo a 515 metri dall’arrivo in mezzo ai soccorsi, ho provato il dolore lancinante per il dramma, il paradossale senso di colpa di esserne sopravvissuto , la voglia di dire non correrò mai più, e la gioia immensa del tornare a correre. Serve imparare a convivere con l’imponderabile. Se una grande festa come la maratona di Boston, la più antica del panorama mondiale nata subito dopo le Olimpiadi moderne, può divenire un evento tanto nefasto, allora è anche possibile che l’imponderabile ci sbarri le porte di fronte al nostro traguardo. Anche se è li di fronte a noi. Saper convivere con questo dato ci aiuta da un lato a godere di ogni istante, ma anche ad accettare i fatti incontrollabili della vita. Anche i più negativi. Quando arriveremo al traguardo, riguardando indietro potremo ricordare che noi abbiamo fatto tutto quello che era necessario, ma che anche il destino ha giocato la sua parte e così vivere con maggior leggerezza.

“Non posso, non riesco, sono troppo impegnato”, sono solo pallide giustificazioni. L’unica disabilità è un cattivo atteggiamento.

Se veramente vuoi fare una cosa, il tempo lo trovi. Lo trovi per stare davanti alla televisione o per la chat sul telefono. Lo puoi trovare per andare a correre. Lo stai anche trovando ora per leggermi, e fai bene 🙂 . D’altronde in questo sport basta meno tempo che per qualsiasi altra attività sportiva. Non devi nemmeno comprare un attrezzatura particolare. Scarpe e completino e puoi già andare. Praticamente ovunque tu sia. E acquisire questa consapevolezza ti mette nella condizione di non trovare più scuse. Che sia un appuntamento di lavoro o una telefonata impegnativa o una riunione con un cliente antipatico, se veramente vuoi, puoi.

Nessuna donna è più bella di quella che trova del tempo per se stessa.

A volte mi capita di vedere le foto delle mie amiche più sportive sui loro profili social. E le più belle immagini non sono quelle in posa plastica super tirate e pettinate. Non sono quelle davanti ad uno specchio prima di uscire per correre o di andare in palestra. No.

Sono quelle nelle quali le vedi totalmente sfatte dalla stanchezza di un allenamento e comunque con un sorriso di soddisfazione. Visibilmente sudate. Sicuramente con la chioma non fresca dell’ultima piega dalla parrucchiera. Ma sapete cosa le rende incredibilmente belle ? La soddisfazione di aver fatto qualcosa per se stesse. Aver utilizzato tutte le energie disponibili per un uscita. Magari al caldo, molto caldo o al freddo che  ha reso ancora più bianca la pelle. Magari ad un ritmo che non vincerà mai una gara. Ma quello che le rende di una bellezza totale è l’aver trovato del tempo per se stesse. Avete usato i propri soli mezzi per raggiungere uno scopo.

Vi prego, siate così, sempre bellissime.  

 

Donne che corrono Corsa Donne Running

Una delle mie più care amiche che corre. Libera e senza pensieri.

 

PS per chi è arrivato a leggere fino in fondo. La scrittura del nuovo libro prosegue e mi da grandi stimoli. Stay tuned !

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Daniele Barbone

44 anni nato ad Alessandria, felice papà di Tiziano, vive tra Novara e Milano.

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