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Feb 2018

Olimpiadi, uniti sotto la stessa bandiera. Ekecheirìa !

Esistono tanti miti sulle Olimpiadi antiche e moderne. Delle sue origini viene detto che i Giochi Olimpici, erano inizialmente cerimonie sacre. Seppure ne esistessero di diversi in luoghi diversi, quelle a cui noi tutti ci rifacciamo solo quelle del 776 a. C. , con sede a Olimpia e si svolgevano ogni quattro anni alla fine dell’estate. Duravano pochi giorni e comprendevano corsa delle quadrighe, corsa a piedi nello “stadium” , lotta/pugilato, lanci.

Quel che è certo è che erano tempi complicati. Le città stato erano perennemente in guerra. I Re si detestavano a vicenda ed ogni motivo era valido per alzare le armi e muovere gli eserciti.

Ma ogni quattro anni in questo momento era d’obbligo fermare ogni conflittualità.

Era d’obbligo consentire la partecipazione agli atleti di tutte le città-stato partecipanti. Dunque venne realizzata una tregua sacra La tregua doveva consentire l’arrivo degli atleti e che nessuno sarebbe stato ostile verso l’altro. In più venivano sospense le esecuzioni per tutta la durata dei giochi.

Era la cosiddetta “ekecheirìa” ovvero il momento “delle mani ferme”. 

Ora come allora le Olimpiadi hanno anche questo spirito. Costruire ponti. Interrompere i conflitti. Incontrarsi e parlarsi. Anche vincere ed anche perdere, ma sopratutto trovarsi sullo stesso campo, con gli stessi fini, e con spirito di pace.

L’assemblea dell’ONU ha recentemente e nuovamente dichiarato la Tregua Olimpica nel corso della 72esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riunita appositamente in plenaria a New York.

Quanto ci arriva dalla Corea in questi giorni, rincuora. La tregua sta dando i suoi effetti. Vedere atleti delle due Coree sotto la stessa bandiera e sapere che i capi di Stato si parlano senza minacciarsi, è di buon auspicio.

Ed a PyeongChang, sono stati inaugurati nei due villaggi anche i murales della tregua olimpica, progettati per trasformare il concetto stesso di muro, da divisione in apertura. Il murale è lungo sette metri e alto tre e verrà autografato con nomi o messaggi di pace da parte degli atleti ed al centro contiene un ponte. Siamo tutti chiamati a costruire ponti.

 

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Daniele Barbone

44 anni nato ad Alessandria, felice papà di Tiziano, vive tra Novara e Milano.

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