17
Aug 2020

Andrà tutto bene o andrà come faremo in modo che vada ?

In questo agosto ai tempi del Covid conviene iniziare a porsi sul serio questa domanda. Durante il lockdown, dalle finestre delle nostre case, sventolavano bandiere con la scritta che invocava un tempo migliore in arrivo. Ma guardiamo alla realtà con oggettività.

Abbiamo smesso di utilizzare i mezzi pubblici, abbiamo prodotto quantità di rifiuti monouso come mai prima, abbiamo svuotato le nostre principali città in modo preoccupante, nelle scelte singole o collettive non si vede fiducia nel futuro. La responsabilità gli uni verso gli altri è stata delegata al mondo della salute ed alla politica senza rendersi conto che è dal comportamento di ciascuno che dipende il destino collettivo.

Forse perché fino ad oggi ci siamo impegnati in uno stucchevole dibattito tra pro e contro l’uso delle mascherine. Pro e contro le misure di distanziamento sociale. Pro e contro la chiusura di attività economiche e ricreative.

Ancora più preoccupante è il rapporto con le nuove generazioni.

Il messaggio che abbiamo dato loro in questi mesi è stato molto negativo.  Abbiamo lasciato intendere che la prima cosa alla quale rinunciare, e l’ultima da riprendere, era la loro formazione. La scuola come opzione rinunciabile. Il dibattito su temi anche importanti come la sicurezza negli ambienti di studio o il piano degli orari sono finiti in secondo piano rispetto alla polemica politica sul ministro in carica o su aspetti organizzativi ridicoli come i banchi a rotelle o i separé.

Ma questo non dipende solo dalle istituzioni. Anche noi genitori non abbiamo fatto meglio. Troppi hanno visto nello smart working lo strumento per l’accudimento dei figli e non una modalità diversa di organizzare il lavoro; nell’alternanza tra genitori al lavoro in remoto, la regola per poter svolgere il ruolo di “tata” e non per consentire l’attività di formazione dei figli.

Il danno di questo periodo può essere contenuto da scelte di prospettiva che facciano tesoro dell’esperienza e costruiscano un futuro migliore.

Ed è proprio alzando lo sguardo alle macro-scelte in discussione in queste settimane che i rischi sembrano aumentare.

Fino ad oggi nel 2020 abbiamo speso – così dice il governo – 100 miliardi. Una cifra straordinaria per il nostro Paese. Le manovre degli anni precedenti ammontavano a importi variabili tra i 30 ed i 40 miliardi. Ed a breve ci impegneremo con il Recovery Fund in modo ancora più significativo.

Siamo pronti a fare debiti complessivi, tra diretti (risorse da restituire al 100%) ed indiretti (risorse a fondo perduto, a cui comunque contribuiamo in quota parte con il bilancio europeo), per ulteriori 208 miliardi.

In totale tra il 2020 ed il 2021 stiamo per prendere impegni sul futuro per oltre 300 miliardi di Euro.

A partire dal 2027-2028, e per almeno venti anni successivi, queste risorse saranno da restituire.

Non a caso il nome associato al Recovery Fund è proprio Next Gen. Saranno solo alcune generazioni a doverlo restituire.

Io sono convinto che il tema centrale sul quale impegnare ogni singolo Euro sia solo ed esclusivamente in progetti che abbiamo al tempo stesso le tre variabili di sostenibilità: economica, ambientale e sociale. Al bando qualsiasi altro criterio. Zero sussidi, zero interventi a pioggia, zero iniziative estemporanee come tunnel sotto lo stretto, impianti siderurgici et simili. Sì a energia rinnovabile, mobilità innovativa, tecnologie per la salute, manutenzione del territorio e delle periferie, valorizzazione di risorse naturali e culturali, infrastrutture ambientali ed economia circolare.

La sostenibilità è proprio un’assunzione di responsabilità verso il futuro. È agire oggi sapendo che i benefici o i danni saranno a carico di chi è più giovane tra noi e chi viene dopo di noi. Mai come in questo momento abbiamo un dovere nei confronti di queste generazioni.

Non deve essere importante in alcun modo chi vince le prossime elezioni. O quelle successive. Dobbiamo guardare negli occhi chi ci presta i soldi. Che non sono i mercati, ma chi dal 2028 al 2048 dovrà restituirli, ovvero chi è nato tra il 1970 ed il 2020.

Parafrasando un grande maestro di sportNon mi piace dire ai giovani «andrà tutto bene», preferisco dire loro «andrà come noi faremo in modo che vada»“.

Solo se sapremo ragionare con questa visione, allora sì: “Andrà tutto bene”.

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Daniele Barbone

48 anni nato ad Alessandria, felice papà di Tiziano, vive tra Novara e Milano.

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