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Dec 2020

Sulle Gigafactory Elon Musk aveva ragione

La visione di un imprenditore può superare quello che la scienza conosce in quell’esatto momento.

Ma cosa sono le Gigafactory ? Sono mega siti produttivi nati nella visione di Musk per la produzione di batterie agli ioni di litio sia per auto che per sistemi di accumulo. Il fondatore di Tesla voleva infatti rendersi indipendente in questa tecnologia rispetto alla disponibilità del mercato e costruire una scala produttiva capace di abbatterne i costi di realizzazione.

Tesla ha aperto la prima Gigafactory nel giugno del 2014 a Sparks, in Nevada. Il nome Gigafactory deriva dalla parola “Giga”, l’unità di misura che rappresenta il “miliardo”. Un sito progettato per raggiungere un consumo energetico netto pari a zero e alimentato da energia solare.  In questo senso dimostrando che anche sul fronte della tecnologia di accumulo si può ridurre l’impronta ecologica della filiera produttiva. Tema questo utile a sconfessare i maldestri osteggiatori della “e-mobility” che ripongono nell’impatto ambientale della produzione delle batterie, l’elemento chiave della loro crociata.

Le Gigafactory stanno per prendere piede anche in Europa.

La Commissione Europea, nell’ambito del programma denominato IPCEI (Important Projects of Common European Interest) ha approvato un’agevolazione per un ammontare complessivo pari a Euro 3,2 miliardi in favore di 17 aziende operanti nei seguenti paesi europei: Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Polonia e Svezia. In Italia ad esempio il progetto capofila è quello del Gruppo Seri che prevede entro il 2021 il completamento dello stabilimento di Teverola (CE), nell’ambito del progetto di riconversione del complesso ex Whirlpool con una capacità una capacità installata iniziale di 300 MWh/annui di accumulatori al litio.

Tornando alla visione di Elon Musk nel 2016 il vulcanico fondatore del marchio Tesla aveva sostenuto che 100 gigafactory sarebbero state sufficienti per fornire abbastanza moduli solari per alimentare il pianeta intero.

Questa tesi trova oggi conferma nello studio realizzato da Christian Breyer, professore all’Università LUT di Lappeenranta, in Finlandia e uno dei massimi esperti in materia di economia energetica specializzato nel settore del solare.

Secondo il suo lavoro, realizzando 100 Gigafactory di pannelli solari entro il 2025 si potrebbe defossilizzare l’approvvigionamento energetico complessivo del pianeta entro il 2035.

“Dobbiamo arrivare a zero emissioni nette di gas a effetto serra, il più rapidamente, sicuro ed economico possibile” sostiene Christian Breyer  “Per farlo, abbiamo bisogno di percorsi di transizione tecnologicamente fattibili e ottimizzati in termini di costi per ogni regione del mondo. I nostri studi mostrano come possiamo farlo.”

I modelli prodotti dal suo gruppo di studio confermano che se vogliamo installare 62 TW di moduli solari tra il 2025 e il 2035 (target energetico utile al phasing out dalle fonti fossili), entro la fine del 2024, dovremo aver costruito 100 Gigafactories solari da 60 GW, ciascuna grande quanto lo stabilimento di Anhui in Cina , per una capacità produttiva annuale di 6000 GW. Se l’Europa vuole produrre i propri moduli fotovoltaici e rendersi indipendente, 15 di queste 100 gigantesche fabbriche devono essere costruite nel nostro continente.

Einstein sosteneva «quando c’è la volontà, c’è anche un modo per farcela». Serve dunque agire. Ed è tempo di farlo.

Gigafactory Tesla

Gigafactory fabbrica di batterie agli ioni di litio e di componenti per veicoli elettrici a Storey County, Nevada

 

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Daniele Barbone

48 anni nato ad Alessandria, felice papà di Tiziano, vive tra Novara e Milano.

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