21
Jan 2021

USA e clima una complicata retromarcia

Chi ha a cuore le sorti del Pianeta ha salutato con favore le prime mosse del presidente Joe Biden. Ma non sarà semplice per la nuova amministrazione rimettersi “in careggiata” dopo un quadriennio di sostanziale stop di Trump.

Joe Biden ha nominato John Kerry inviato speciale della Casa Bianca per il clima e l’ex Segretario di stato era stato alla COP21 del 2015 il firmatario per gli USA dell’accordo sul clima durante il secondo mandato di Obama. Ha altresì deciso che Kerry siederà anche nel Consiglio per la sicurezza nazionale in modo da dargli forza anche nell’azione interna. Anche le nomine all’EPA (agenzia per l’ambiente) e al Ministero dell’Energia hanno confermato questo trend. In particolare questo avrà un ruolo chiave e la nominata  di Jennifer Granholm, già governatore del Michigan, indica la chiara volontà di muoversi sul solco della elettrificazione del mercato automobilistico.

Tornando agli impegni internazionali, gli USA hanno avviato l’iter per il ritorno negli accordi di Parigi.

La forma è importante ma lo è di più la sostanza. Perchè in quegli accordi si erano impegnati a ridurre entro il 2025 tra il 26 ed il 28% delle emissioni rispetto al 2005 e di puntare poi entro il 2050 ad una riduzione del 80% rispetto allo stesso anno.

Rispetto a questo impegno nell’ultimo quadriennio le emissioni degli USA sono rimaste sostanzialmente invariate confermandolo come secondo emettitore del pianeta in valore assoluto dietro la Cina. Ricordando poi che la Cina è quattro volte più popolosa degli Usa, a questi va di gran lunga la negativa leadership delle emissioni pro capite.

Nel 2020 in forza della pandemia la contrazione delle emissioni negli USA è stata significativa ed è stimata nell’intorno del 10% (dati Climate Action Tracker e dati  Global Carbon Project). Tale riduzione peraltro non è frutto di alcuna politica concreta attuata dall’amministrazione bensì dall’effetto della forte contrazione dei trasporti, che è responsabile della quota maggiore di gas serra a livello nazionale. Si noti infatti che il consumo di benzina per motori si è ridotto del 24% nel secondo trimestre del 2020 rispetto al 2019, anno su anno.

Ora in assenza di azioni di stimolo fortemente orientate verso la decarbonizzazione il rischio è di far ripartire l’economia “business as usual”. L’impegno che Biden ha dichiarato è di costruire un pacchetto di iniziative da 2 trilioni di dollari e di voler guidare la transizione energetica del Pianeta raggiungendo il “net zero” (emissioni azzerate e/o compensate) entro il 2050.

Non sarà facile, numeri alla mano.  L’ambizioso piano delinea infatti obiettivi concreti ma molto sfidanti, tra cui il raggiungimento di un settore energetico privo di emissioni entro il 2035, la ristrutturazione di quattro milioni di building per soddisfare i più elevati standard di efficienza energetica e promuovere l’innovazione e la riduzione dei costi nelle tecnologie energetiche critiche, tra cui le batterie e l’idrogeno verde.

Il lavoro da fare non manca. Ma come ha indicato in un editoriale sul New York Times il Nobel Al Gore, già Vice Presidente USA, la sfida sui cambiamenti climatici “può portare gli Stati Uniti a recuperare il rispetto delle altre nazioni e ripristinare la loro fiducia nell’America come partner affidabile nelle grandi sfide che l’umanità deve affrontare. Come nella pandemia, la conoscenza sarà la nostra salvezza, ma per avere successo dobbiamo imparare a lavorare insieme, per non morire insieme“.

 

Al Gore Climate Reality Training a Berlino 2018

Al Gore al Climate Reality Training a Berlino 2018

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Daniele Barbone

48 anni nato ad Alessandria, felice papà di Tiziano, vive tra Novara e Milano.

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