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Sep 2017

Vacanze Pink, Blu, Green and Fit

L’estate sta finendo, cantavano i Righeira. Guardando alle ultime vacanze ho in mente 3 colori.
Il Rosa di Budelli, dentro il blu mare del mare di Sardegna. Il verde delle salite in montagna sulle nostre Alpi.

Il rosa di Budelli è stato anche sulle cronache dei media. La nel blu dell’arcipelago della Maddalena, c’è uno sperone di roccia su cui è adagiata una spiaggia meravigliosa, frutto delle combinazioni più incredibili che geologia e biologia potevano concepire. E’ li che l’uomo dimostra i suoi estremi. L’estremo di chi si approccia all’isola di notte per “rubare” un lembo di sabbia rosa. Meschini. L’estremo di Mauro da Budelli. Unico abitante dell’isola da quasi trent’anni. Volevo incontrarlo perchè avevo sentito parlare di lui e con un po’ di fortuna ci sono riuscito. Arrivato a vela con l’equipaggio della Atlantide e grazie alla conoscenza diretta del nostro Skipper sono andato a trovarlo. Lui guarda il mondo dal “suo oblò”. E questo gli consente di vedere molto più di quello che a noi è consentito. Può usare le sensazioni e trasformarle in immagini (come nel suo libro di foto). Può trasformare i suoni del mare in pensieri e poi condividerli con chi ha il piacere di andarlo a trovare. Un moderno Robinson Crusoe al quale dobbiamo molto per quello che silenziosamente fa, vivendo per noi da solo sull’isola. Mi ha regalato molto nel tempo che sono stato con lui. Ho anche registrato dei video. Ma il messaggio principale è legato al tema del “prendere”. Chi prende sabbia e se la porta via, sfregia il territorio e non trattiene nulla di quei colori….perchè poi la sabbia scolora una volta a casa. Ma con questo gesto prende veramente qualcosa con sé ? O forse acquisisce di più chi accende i sensi e trattiene nella mente e nel cuore le immagini e le sensazioni dopo essere stato sull’isola ? Vale per Budelli, vale per me, vale per ovunque e per tutti. Grazie Mauro.

Mauro da Budelli

Spiaggia rosa Isola di Budelli

Il verde delle Alpi. Notoriamente amo passare del tempo sulle pendici del Monte Rosa. Lo vedo dalle finestre del mio ufficio nei giorni più sereni. E quando posso lo “vado a trovare”. Così qualche giorno addietro mi sono dedicato ad un’escursione sulle sue alte vie con il personale dell’Università di Torino. Grazie all’associazione Super Vulcano, abbiamo avuto modo, partendo dal Passo dei Salati, di percorrere un bel tratto del sentiero che, sempre restando sui 3.000 mt di quota, passa Corno del Camoscio, il Colle d’Olen, Rifugio Vigevano e dunque per il il centro di Ricerche Angelo Mosso dell’Università di Torino.
Angelo Mosso dal mio punto di vista è stato uno degli Italiani (vissuto tra fine 1800 ed inizio 1900) tra i più geniali di sempre. Di lui si potrebbe dire che è stato precursore degli studi sulla fatica, sulla fisiologia in quota, sul lavoro, sulla concentrazione, sullo sport. Pensate che se oggi l’orario di lavoro è basato sulle otto ore è perchè Mosso fece studi che definirono le soglie di fatica e di concentrazione lavroativa. Ma definirlo solo un fisiologo sarebbe come guardare un quadro di uno dei grandi maestri e definirlo per la cornice. La sua amicizia con Edmondo de Amicis (e le reciproche influenze), il ruolo nel mondo dello sport (fu tra i fondatori del campionato italiano di Calcio), il mandato da Senatore, la fine carriera da Archeologo…

Non basterebbero pagine per raccontarlo. E oltre tutto ha anche fondato il più antico centro di ricerche in alta montagna al Mondo che ancora oggi porta il suo nome. In questa occasione mi hanno fatto da guide i prof. Marco Giardino e Michele Freppaz. Abbiamo parlato di Geodiversità, di Pedodiversità, di Biodiversità, di Cambiamenti climatici, di meteorologia d’alta quota. Il Centro di ricerche oggi è ancora un avanguardia. I suoi ricercatori al pari del fondatore, sono persone di grande visione e di spessore culturale. Servirà trovare ulteriori spunti da questa esperienza. E anche di questo incontro presto caricherò dei video.

Insomma l’incontro con i luoghi, l’incontro con gli uomini, di ieri e di oggi, ci arricchisce. Tenersi in moto fisicamente, camminare, viaggiare con le nostre forze, tutto questo è benessere. Così che il nostro viaggio su questo pianeta si faccia più consapevole ed intenso ogni giorno.

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Daniele Barbone

46 anni nato ad Alessandria, felice papà di Tiziano, vive tra Novara e Milano.

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